Quando si è un po’ filosofi non si sogna mai a caso.
Ero una specie di Diogene con una lampada in mano in un posto che poteva essere Roma.
Cercavo l’uomo in questo sgretolamento.
Sento cantare da lontano… Sarà Claudio Villa?
Non era Claudio Villa, si avvicina… più moderno…
Era Gesù!
Cristo!
Bello, luminoso, stupendo, capelli un po’ lunghi… un filino di neon intorno che fa: ‘BSSSS’. L’avrei baciato… no, gli porta male!
G: "Maestro, maestro! Qui è un disastro! Manca lo spirito! Guardi, guardi lei che se ne intende."
Gesù: "Figliolo, non avete capito niente!"
Credevo fosse più gentile…
Gesù: "Non è una questione di spirito, il segreto sta nel corpo!"
Com’è semplice, eh? Lapidario. Sempre stato! Si capisce tutto, altro che Hegel…
G: "Sì maestro d’accordo, via lo spirito… toh Hegel! Ma anche come corpo qui catastrofe! L’ha letto "L’io diviso", catastrofe!"
Gesù: "E io? Cosa credi abbia trovato ai miei tempi? La decadenza, lo sfasciamento… me ne intendo di sfaceli io!"
Spiritoso Gesù, sempre col dito alzato… ho capito da chi ha preso Montini!
G: "Ascolta Gesù, non riesco a farmi capire, forse sei un po’… insomma, sono passati diversi anni e poi tu non hai mai capito un granché di storia… non te ne fare una croce, voglio dire che anche noi si tenderebbe all’interezza. Sì, solo che le nostre condizioni storico-politiche… vabbe’ per te arabo… voglio dire la repressione, l’educazione…"
M’interrompe.
Gesù: "Ti capisco figliolo, ti capisco… anch’io c’ho avuto un padre autoritario! Mia madre mi lasciava far tutto e io mi sono sganciato, mi sono occupato dell’uomo mica astrazioni… ho fatto tutto un lavoro sul corpo. Guarda qui!"
G: "La Madonna! Cioè Gesù fatti vedere, non dal dottore, voglio dire fatti capire, tu non sei famoso per il corpo, sei famoso… insomma… sei un po’ evanescente eh?"
Gesù: "Ma che evanescente! Sono corporeo io, non c’ho niente di divino, non mi ha mai sfiorato l’idea. Io vivo, parlo anche poco non è vero quello che dicono, faccio delle cose semplici come respirare, un’energia naturale dentro di me, mica fuori, quella ce l’ha il mio babbo dicono. Non ho mai parlato di anima io, ho sempre "fisicizzato" tutto, basta guardare come mi muovo! Sono l’unico che sa camminare su un prato".
Oh mamma come si muove bene. Bello. Bello senz’anima… come noi…
Gesù: "Eh no! Voi siete brutti, stupidi, ideologici, mentali. Voi anche quando parlate di corpo siete distaccati, testacchioni… andate sempre di testa voi, sempre di testa… andate di corpo!"
G: "Sì, sì Gesù, ma anche noi ci siamo mossi. Cosa credi che io non ce l’abbia il problema di "fisicizzare" ?"
Gesù: "Ah, ah, ah,…! Le ho sentite le tue storielle: l’idea, l’idea, se potessi mangiare un’idea… E io? Cosa credi che abbia voluto dire con la comunione? L’idea che ti entra nel corpo! Non avete capito un’ostia! Le ho detto duemila anni fa quelle stupidate lì!"
G: "Sì, sì, Gesù, ma anche tu sei sicuro che un po’ di ideologia no? Sì, quando hai detto a San Pietro di mettere… sì, la pietra."
Gesù: "E sì! Lì ho fatto una cazzata! E’ per mio padre sai! E’ per mio padre, non c’ha mai avuto una casa. Però bella eh, solida, un chiesone che non finisce mai… perché se uno fa le cazzate perlomeno che le faccia bene! Se penso a voi mi fate pena: ogni sei mesi una chiesettina, poi crolla, un’altra chiesettina, un’altra chiesettina… non vi dura niente la roba!"
Ero lì che lo aspettavo!
G: "Certo perché crediamo nel movimento, noi!"
Gesù: "Allora perché fate le chiesine?"
G: "Già! E come si fa a non farle? Melo dica maestro, me lo dica lei?"
Gesù: "Figliolo, cerca di sognarti Marx, io c’ho il mio specifico!"
E sta per andarsene…
G: "Un momento maestro, un momento! Qui l’uomo muore!"
Gesù: "E be’! Che c’è di male! Tanto risorge no? La risoluzione del corpo. Semplice.
Buona Pasqua!"
Giorgio Gaber (seudónimo de Giorgio Gaberscik; 1937-2000) fue un cantautor, dramaturgo, actor, artista de cabaret, guitarrista y director teatral italiano, considerado uno de los artistas más importantes del entretenimiento y la música italiana desde la Segunda Guerra Mundial. Nacido en Milán en una familia de origen esloveno, Gaber se acercó a la música desde joven, actuando en locales milaneses y colaborando con algunos músicos de jazz. En 1960 debutó como cantautor en el Festival de Sanremo con la canción "Il mio nome è", obteniendo un éxito moderado. A lo largo de las décadas de 1960 y 1970, Gaber se estableció como uno de los cantautoras más originales e innovadores de la escena italiana, caracterizado por letras comprometidas y musicalidad experimental. Colaboró con varios artistas, entre ellos Enzo Jannacci y Gino Paoli, y participó en numerosos festivales de música. Entre sus canciones más representativas se encuentran "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" y "Non ho paura". Gaber también se dedicó a la dirección teatral, poniendo en escena obras propias y de otros autores. Su carrera artística estuvo marcada por un fuerte compromiso social y político, expresado a través de sus canciones y actuaciones teatrales. Giorgio Gaber murió en Milán en 2000 a los 63 años.
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