Ecco, è seduto davanti a noi come Ulisse,
col suo giaccone da marinaio
e quel sorriso da gioconda un poco troia
precipitata dal Louvre in questa specie di guaio
perché il destino, il fato, è cambiato,
e oggi gli dei ci sono nemici
e certamente non basta più viaggiare
per sembrare degli zingari felici,
perché gli anni passano e i figli crescono,
e ognuno pensa alle cose sue,
e se gli chiedi quanti figli ha lui
ci pensa un po' prima di dire due,
due quasi grandi che lo prendono in giro
quando riceve lettere d'amore,
guardate Ulisse, navigatore solitario,
che discende in canoa le intermittenze del cuore
...e poi le donne, ah! le donne, che affare,
ce ne vorrebbero tre o quattro per ciascuno,
e poi le donne, anche in mezzo al mare,
ah, le donne, che profumo
le donne salutano dal banchina, e piangono,
il giorno che devi partire,
poi si consolano e ci bevono sopra
e quella notte chissà con chi vanno a dormire.
Ecco, coi gomiti spolvera il tavolo Ulisse,
parla di Tennyson, di Omero e di Dante
sempre a occidente senza nessuna paura
perché è il ritorno che non è importante
e quindi la storia della galera
e i traffici dopo l'università,
ma era bello rubare nei supermercati,
in barba al principio della proprietà,
è breve la vita, è un lampo che illumina
soltanto una scena da dilettanti,
se non sai bene la tua parte a memoria
cosa farai col pubblico davanti,
balbetterai qualcosa, una musica dolce,
quell'unica semplice melodia che sai,
rimandando a domani il senso del tempo,
del poco tempo contato che hai,
...ma per fortuna le donne, che affare,
ce ne vorrebbero due o tre per ciascuno,
e poi le donne, anche in mezzo al mare,
ah, le donne, che profumo,
appena in tempo alla banchina, e salutano
il giorno che devi partire,
poi tornano a casa e ci dormono sopra
e nei sogni chissà dove vanno a finire.
Ecco, ha la faccia tra le mani Ulisse,
e ci racconta di quel brutto incidente,
rivedere lei in camice al pronto soccorso
come se gli anni non fossero niente,
Rivedere lei e sentire tornare
la meraviglia di quel tempo antico,
le ciliege sull'albero, orecchini di un sogno
da sognare con tutti o con più di un amico...
... perché le donne, ah! le donne, che affare,
ce ne vorrebbero una o due per ciascuno,
e poi le donne, anche in mezzo al mare,
ah, le donne, che profumo
ma non c'è nessuno sulla banchina, piove,
proprio il giorno che devi partire,
sono tutti a casa e ci bevono sopra
e nei sogni chissà con chi vanno a dormire.
Ecco, ha le mani tra i capelli Ulisse,
quei riccioli grigi eternamente ribelli,
c'è quasi una lacrima che vorrebbe sgorgare
per farci capire che tempi eran quelli,
tempi di lotta e tempi duri d'amore
tra l'Italia sconfitta e un futuro bastardo
e una donna che chiude le intermittenze del cuore,
una donna fissa che non ricambia lo sguardo
una donna magica, unica infermiera
che ti lecca nel cuore e cuce le ferite,
un luogo dell'anima in cui ritornare
a dipanare l'imbroglio delle nostre vite,
perché il destino, il fato, è cambiato,
e oggi gli dei ci sono nemici
e certamente non basta più viaggiare
per sembrare degli zingari felici,
... certo le donne, ah! le donne, che affare,
bisognerebbe averne almeno una per ciascuno,
e poi le donne, anche in mezzo al mare,
ah, le donne, che profumo
ma proprio quella che ci voleva,
quella sirena, è finita male,
qui abbiamo chiuso tutti le orecchie,
fino al prossimo carnevale,
e proprio quella che ci voleva,
si è consegnata al Grande Digiuno,
la vita è stanca, e se ne va via,
vieni via Ulisse,
siamo in mezzo al marem
qui non c'è più nessuno,
vieni via Ulisse,
siamo in mezzo al mare,
qui non c'è più nessuno.
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