Secondo me è un periodo che non si capisce più niente. No dico nelle conversazioni, sia che si parli di noi, sia che si parli del mondo.
No perché io posso anche capire che uno abbia delle idee politiche… beato lui. Che si spieghi. Ecco che non dica parole che non voglion dire niente… o tutto. Che dopo io gli rispondo e lui mi risponde e io gli rispondo e mi fa incazzare e finisce che si litiga senza avere neanche capito bene di che cosa stiamo parlando.
Ordine ci vuole, ordine, a cominciare dalle parole, bisogna ridargli un senso, specialmente a quelle parole soggette a cambiare nel tempo, eh!
Perché se uno dice "fascismo", non è che si sa tanto bene cosa vuol dire, però l’altro capisce che non è una gran cosa. Perfetto, si sono accordati sul senso.
Ma se uno mi dice "democrazia", io gli do lo stop: "Stop!", gli dico, "Adesso tu mi dici se per te è una cosa buona o una schifezza." Allora lui mi spiega con altre parole e io: "Stop!" "Stop!" "Stop!".
Mi evitano. Solo perché voglio che ci si accordi sul senso. Ma certo anche per difendermi.
Ma dico se uno a tavola ti dice "compagno", tu non sai se ti ha dato del cretino o no! Si potrebbe capire sapendo lui come la pensa, questo sì, ma se te lo dice uno per strada "compagno". Dal tono forse:
"Compagno!". Questo è chiaro.
"Compagnooo…". Anche questo è chiaro.
"Compagno!". Questo non si capisce per esempio.
E poi anche se si capisce a questo punto non si sa più perché bisogna usare le parole. Basterebbe fare: "Heee… blll…huuu…huuu…".
Bisogna decidere su! O essere delle mucche o ridare un senso alle parole. Un senso storico.
Perché è la storia che come sempre fa casino, capisci? Ti cambia da un giorno all’altro il significato delle parole, perché lei (la storia) c’ha un suo percorso e allora tu prima di parlare con uno, devi sapere a che punto sa lui della storia, no?
Io lo guardo un po’ poi gli faccio: "Tu dove stai?".
Mi evitano.
E fanno male, perché non stanno attenti, sono disordinati. Ma dico io, se uno non sta dietro alle cose ma nell’arco di una vita una parola come "coppia", ecco "coppia", "coppia" per dire… quando ero piccolo erano due persone che si volevano bene, poi c’è stato un periodo che erano due persone … nemmeno due persone era una schifezza proprio! Adesso sta rimontando vedi? Per coppia si intende "coppia critica" e cioè loro sanno che è una schifezza ma va bene così. Prefetto! Perfetto! Va benissimo, si sono accordati sull’imperfezione dell’amore, eh!
Amore? Stop! Bisognerebbe ridargli un senso. Anche le ragazze mi evitano.
Ma allora bisogna usare solo parole come cane, gatto, albero, cavallo! Ecco se uno mi dice cavallo lo so cos’è, eh! Non mi diverto ma lo so. Eh sì, perché se la gente parlasse solo di animali, di verdure,… di cassapanche non si gode ma ci si capisce.
E invece allora parole di pace, di inflazione, "Stop!", energia, Einstein, "Stop!", cultura, "Stop!", sfratti, religione, "Stop!", politica, "Stop!", "Stop!", "Stop!", accordiamoci sul senso!
Il senso?
Ma che senso ha il senso?
El texto musical IL SENSO de GIORGIO GABER también está presente en el álbum Io se fossi gaber (1985)
Giorgio Gaber (pseudonimo di Giorgio Gaberscik; 1937-2000) è stato un cantautore, drammaturgo, attore, cabarettista, chitarrista e regista teatrale italiano, considerato uno dei più importanti artisti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra. Nato a Milano da una famiglia di origini slovene, Gaber si avvicinò alla musica fin da giovane, esibendosi in locali milanesi e collaborando con alcuni musicisti jazz. Nel 1960 debuttò come cantautore al Festival di Sanremo con il brano "Il mio nome è", ottenendo un discreto successo. Nel corso degli anni '60 e '70 Gaber si affermò come uno dei cantautori più originali e innovativi della scena italiana, caratterizzato da testi impegnati e musicalità sperimentale. Collaborò con diversi artisti, tra cui Enzo Jannacci e Gino Paoli, e partecipò a numerosi festival di musica. Tra i suoi brani più rappresentativi ricordiamo "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" e "Non ho paura". Gaber si dedicò anche alla regia teatrale, mettendo in scena opere proprie e di altri autori. La sua carriera artistica è stata segnata da un forte impegno sociale e politico, espresso attraverso le sue canzoni e le sue performance teatrali. Giorgio Gaber è morto a Milano nel 2000 all'età di 63 anni.
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