Beh, credo che sia giunto il momento di riordinare un po’ le idee, di chiarire questo stato confusionale, di mettermi un po’ a posto sì, capire, interpretare, fare un po’ di analisi sui sogni, sulla vita, sapere come vivo!
Come sarebbe a dire come vivo? Non si usa più, è roba vecchia. Molto meglio: come mi vivo! Già, io mi vivo, tu ti vivi, lui ti vive… ci si vive eh!
Il verbo vivere è diventato transitivo. Com’è strano il linguaggio.
Sì perché il ruolo… bello anche il ruolo, voglio dire non vorrei che la mia autonomia, oh mamma l’autonomia… no voglio dire non vorrei che la mia autonomia fosse per me soltanto un fatto di gratificazione.
Quello della gratificazione è un problema di tutti: metalmeccanici, tranvieri, tutti. Io me lo sento proprio sulla pelle come loro. Per fortuna che in questi casi così disperati ci sono gli amici sì. La psicoanalisi si espande, sta diventando un potere, il potere analitico.
Incontri uno, non ci si saluta neanche più: "Tu come gestisci il suo rapporto con Susanna?".
"Bene".
Lui: "No!". E intanto lì che ti studia. E mentre lui lì ti studia, tu c’hai lì la ragazza che è giovane, carina, ti scappa detto un: "Bambina mia".
E lui: "Ah, lo vedi l’errore, la vivi come figlia, tipico. La vivi come figlia perché ti è mancata la madre parapa-parapa…".
Gli amici analisti ignorano ciò che ignoravano i Greci: l’incertezza.
Sanno tutto, sicuri e precisi come un corollario ti inquadrano con un esattezza matematica.
A volte vien voglia di vivere in un paese dove la lotteria è la parte principale della realtà.
Quando mi sono sposato è stato una lotteria. Poi ho capito a cosa serve la famiglia, non è vero che non serve a niente, la famiglia serve all’analista e non solo in senso economico ma anche scientifico sì. Se non ci fosse la famiglia che è molto stimolante, eccitante per i sistemi nervosi, l’uomo sarebbe rimasto per l’analista uno sconosciuto, ci sarebbero voluti secoli per capirlo. Invece con la famiglia ‘TACK’ è fatta.
Lui la conosce bene, ce l’ha lì ordinata nei suoi scaffali e se hai bisogno vai lì e… ti compri una mamma o un papà come una lavatrice o un frigorifero, un magazzino insomma.
Tu vai lì e dici: "Vorrei due uova". E loro ti danno una mamma. Io volevo farmele al burro, volevo due uova. "Sì ma dietro a un uovo c’è sempre una mamma!".
E tutti che van via con le stesse mamme, gli stessi papà. Comoda l’analisi e poi ti personalizza sì. E anch’io ci vado dall’analista, con un po’ di sospetto ma ci vado. E quando sono lì e mi siedo, sprofondo nella poltrona mi si scioglie tutto e avviene dentro di me quel magico meccanismo che per gli addetti ai lavori si potrebbe chiamare: Diarrea cogitativa liberatoria!
"Ho sognato una nave. Una nave. Perché non va bene?".
"Turbe sessuali?".
"Ma no cosa c’entra, era una nave normale me la ricordo bene con una forma… lunga e stretta sì… a secondo dei punti insomma".
"Come la vivo? Io una nave la vivo come una nave, cioè voglio dire… ce l’ho sopra andavo in sù e in giù… voglio dire camminavo su questa nave bianca, bianchissima, vergine… voglio dire pulita, pulita sì, pulita sull’acqua.
E anche lei si muoveva… come si muoveva, beh certo tutte le navi si muovono è chiaro. E poi, e poi questa era un bel navone proprio sì… con una poppa! Una poppa sola… strano!".
"No perché lei ha mai visto navi con due poppe."
"Ma certo di no, sono io che vorrei vederle, invece non sono mai riuscito a vedere navi con due poppe. Ha ragione. E l’albero, cosa dovrei dire dell’albero, ha ragione, ha ragione, sono un maniaco, un depravato, un maniaco sessuale, lo so anch’io, ha ragione, basta, basta!"
Oppure potrebbe essere tutto l’opposto.
Oppure potrebbe essere.
Oppure potrebbe.
Oppure.
Opp.
Opp.
Opp.
Opp, opp.
Giorgio Gaber (seudónimo de Giorgio Gaberscik; 1937-2000) fue un cantautor, dramaturgo, actor, artista de cabaret, guitarrista y director teatral italiano, considerado uno de los artistas más importantes del entretenimiento y la música italiana desde la Segunda Guerra Mundial. Nacido en Milán en una familia de origen esloveno, Gaber se acercó a la música desde joven, actuando en locales milaneses y colaborando con algunos músicos de jazz. En 1960 debutó como cantautor en el Festival de Sanremo con la canción "Il mio nome è", obteniendo un éxito moderado. A lo largo de las décadas de 1960 y 1970, Gaber se estableció como uno de los cantautoras más originales e innovadores de la escena italiana, caracterizado por letras comprometidas y musicalidad experimental. Colaboró con varios artistas, entre ellos Enzo Jannacci y Gino Paoli, y participó en numerosos festivales de música. Entre sus canciones más representativas se encuentran "La canzone del sole", "Il mio amico", "L'uomo che non c'è" y "Non ho paura". Gaber también se dedicó a la dirección teatral, poniendo en escena obras propias y de otros autores. Su carrera artística estuvo marcada por un fuerte compromiso social y político, expresado a través de sus canciones y actuaciones teatrales. Giorgio Gaber murió en Milán en 2000 a los 63 años.
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